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Sentenze
 
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TRIBUNALE DI BRINDISI, SEZ. LAVORO - ordinanza 18 dicembre 2013 - G.U. De Giorgi - C. (Avv. Carrieri) c. Comune di Fasano (Br) (Avv. Carparelli) - (rigetta).

Pubblico impiego - Dirigenti degli ee.ll. - Sospensione dall’incarico per incompatibilità e/o inconferibilità - In applicazione dell’art. 3 del Decreto Legislativo 8 aprile 2013, n. 39 (c.d. legge "anticorruzione" nella P.A.) - Ricorso ex art. 700 c.p.c. dell’interessato - Tendente ad ottenere dal Giudice del Lavoro la reintegrazione nell’incarico dirigenziale - Nel caso in cui difetti il periculum in mora - Non può essere accolto.

Non può essere accolto un ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto da un dirigente comunale nei confronti dell’Ente locale, avverso il decreto con il quale il Sindaco, a seguito della sentenza penale di condanna di primo grado, per il reato di abuso di ufficio ex art. 323 c.p., pronunciata nei confronti del medesimo dirigente, ha sospeso, per incompatibilità, l’interessato dall’incarico dirigenziale ai sensi dell’art.3 del Decreto Legislativo 8 aprile 2013, n. 39 (c.d. legge "anticorruzione" nella P.A.), recante "Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell'articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190" (in G.U. n. 92 del 19 aprile 2013) nel caso in cui il ricorrente, oltre a dolersi dell’illegittimità del provvedimento impugnato, abbia lamentato, quale periculum in mora, l’esistenza di un pregiudizio e/o di un danno irreparabile, consistente nella perdita di circa il 50% della retribuzione mensile; in tal caso, infatti, il danno lamentato può essere riparato per equivalente mediante risarcimento del danno da chiedersi nell’ordinario giudizio di merito e non in fase di cautela.

 Ha osservato, in particolare, la ordinanza in rassegna che il termine di paragone per valutare l'incidenza del tempo sul danno subito dal ricorrente è il giudizio di merito del lavoro e non già quello penale; in buona sostanza il pregiudizio deve essere valutato in relazione al tempo occorrente a ottenere un'eventuale sentenza di accoglimento (che comporterebbe la reintegra nelle mansioni e negli aspetti retributivi) e non già in relazione ad un'eventuale sentenza di assoluzione.

TRIBUNALE DI BRINDISI

Sezione Lavoro

Il Giudice del lavoro di Brindisi, dott. Francesco De Giorgi, sciogliendo la riserva di cui al verbale d'udienza del 18. 12.2013, osserva.

IN FATTO

Con ricorso ex art. 700 c.p,c., depositato il 29.11.2013,1'odierno ricorrente, dirigente del Comune di Fasano, affermava di aver ricevuto l'incarico di dirigere il settore Pianificazione e Gestione del Territorio nonché di dirigente ad interim del settore Lavori e Opere Pubbliche. Deduceva che, in seguito all'intervenuta sentenza di condanna emessa nei suoi confronti dal GUP del Tribunale di Brindisi in data 15.10.2013, il sindaco del comune di Fasano lo aveva sospeso dagli incarichi dirigenziali. Lamentava l'illegittimità del provvedimento sindacale in quanto si fondava su erronea applicazione della normativa di settore.

Quanto al periculum in mora sosteneva l'esistenza di un pregiudizio irreparabile atteso che il mancato svolgimento dell'incarico dirigenziale gli causava una perdita di circa il 50% della retribuzione. Chiedeva che fosse dichiarato il proprio diritto alla reintegra nei propri incarichi dirigenziali e nella corrispondente posizione retributiva.

Si costituiva l'amministrazione sostenendo la legittimità del provvedimento adottato in quanto emanato sulla scorta della normativa e in quanto atto dovuto.

All'udienza del 18.12.2013, dopo la discussione orale, il giudice si riservava la decisione.

IN DIRITTO

Difetta nella fattispecie il periculum in mora.

Il provvedimento conclusivo dei procedimenti c.d. d'urgenza. ex art. 700 c.p.c., difatti, ha la funzione di assicurare determinati effetti giuridici in attesa della definizione del giudizio di merito.

E' pacifico che il pregiudizio paventato, in relazione all'attesa della definizione del giudizio di merito, deve rivestire i caratteri della irreparabilità e imminenza (attualità), non potendosi il ricorrente dolere di un danno solo eventuale, ovvero già irrimediabilmente consumatosi.

II danno lamentato dal ricorrente può essere riparato per equivalente mediante risarcimento del danno da chiedersi nell'ordinario giudizio di merito e non in fase di cautela.

L'eventuale differenza tra la retribuzione piena e quella che gli è corrisposta in seguito alla sospensione dagli incarichi dirigenziali, può trovare ristoro con l’ordinario giudizio di merito.

Deve, dunque, ribadirsi che tale danno, ove effettivamente sussistente, non può essere preso in considerazione al fine del riconoscimento del periculum in mora, in quanto il danno assume valenza economica pienamente ristorabile attraverso il risarcimento dello stesso conseguito all'esito dell'eventuale giudizio di merito che riconosca l’illegittimità del provvedimento sindacale di sospensione dagli incarichi. E difatti la lamentata decurtazione del 50% della propria retribuzione, se effettivamente illegittima, può trovare ristoro con la tutela ordinaria, mentre alcuna allegazione è stata fatta in merito all'incidenza di tale decurtazione su diritti non altrimenti risarcibili; alcuna deduzione poi è stata avanzata in merito a pregiudizi gravi e irreparabili in relazione ad altri diritti diversi da quelli patrimoniali che possano giustificare una tutela d'urgenza.

Deve, inoltre, rilevarsi che il termine di paragone per valutare l'incidenza del tempo sul danno subito è il giudizio di merito del lavoro e non già quello penale; in buona sostanza il pregiudizio deve essere valutato in relazione al tempo occorrente a ottenere un'eventuale sentenza di accoglimento (che comporterebbe la reintegra nelle mansioni e negli aspetti retributivi) e non già in relazione ad un'eventuale sentenza di assoluzione. Va poi osservato che il ricorrente ha censurato l'erronea applicazione dell'istituto della sospensione dagli incarichi e, pertanto, tale decisione del giudice prescinde dal merito della sentenza penale e, come detto, nel caso di accoglimento della tesi attorea produrrebbe i suoi effetti anche in pendenza del processo penale.

Acclarata l'insussistenza del periculum, è inutile e superflua la verifica in relazione alla sussistenza del fumus richiesto dalla norma per l'emanazione del provvedimento d'urgenza.

E' infatti pacifico che i requisiti del fumus e del periculum devono ricorrere entrambi, non essendo sufficiente per la concessione della misura cautelare la presenza di uno solo di essi.

Per tutte le ragioni suddette il ricorso va rigettato.

Sussistono tuttavia giusti motivi per compensare le spese in considerazione della peculiarietà e novità della questione giuridica.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Spese compensate,

Manda alla cancelleria per gli adempimenti di rito.

Brindisi, 18.12,2013

IL GIUDICE DEL LAVORO

(dott.Francesco De Giorgi)

Depositato in cancelleria

Brindisi 18.12.2013

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Categoria: Comune
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