| 
 
 
Sentenze
 
01

 

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - sentenza 28 settembre 2012 n. 5153 - Pres. Maruotti, Est. De Michele - Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (Avv.ra Stato) c. Morea (Avv.ti Castellano e Bello) - (annulla T.A.R. Puglia - Bari, Sez. I, sentenza n. 1077 del 2012).

Atto amministrativo - Diritto di accesso - Da parte di un insegnante - Agli atti del procedimento del proprio trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale - Diniego parziale - Esclusione dei dati anagrafici dei soggetti (altri insegnanti e genitori degli alunni) che hanno rilasciato dichiarazioni, onde evitarne la individuazione - Legittimità - Ragioni.

E’ legittimo il provvedimento con il quale Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca ha consentito ad una insegnante il diritto di accesso soltanto parziale - senza indicazione dei dati anagrafici dei soggetti dichiaranti e delle date in cui i singoli incontri si sono svolti - agli atti amministrativi relativi al procedimento di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale della medesima insegnante, contenenti le dichiarazioni rese da altri insegnanti, e dai genitori di alcuni allievi, al fine di evitare la automatica individuazione dei nominativi dei soggetti interessati; in tal caso, infatti, il diniego parziale della P.A. deve essere valutato ai sensi degli articoli 24, comma 6, lett. d), l. 7 agosto 1990, n. 241, nonché 2 e 3 del D.M. n. 757 del 4 novembre 1994, che esplicitamente precludono l’accesso ai documenti, la cui conoscenza possa essere causa di violazione della privacy, ma anche di pressioni o azioni pregiudizievoli da parte del destinatario delle dichiarazioni .

---------------------------------

 V. tuttavia in senso diverso Cons. Stato, Sez. III, sentenza 12 luglio 2012, n. 4122,e da ult. la coeva sentenza della Sez. V, 28 settembre 2012 n. 5132, (sulla sussistenza del diritto del dipendente pubblico di accedere agli atti del procedimento disciplinare, compresi gli esposti e le denunce che hanno determinato l’attivazione nei suoi confronti del procedimento stesso), con 11 documenti correlati.

Ha osservato la Sez. VI con la sentenza in rassegna che, come già in altre decisioni rilevato (cfr. in particolare, per il principio, Cons. St., sez. VI, 22 aprile 2008, n. 1842, i, le disposizioni in materia di diritto di accesso mirano a coniugare l’esigenza della trasparenza e dell’imparzialità dell’Amministrazione – nei termini di cui all’art. 22 della citata legge n. 241/90 – con il bilanciamento da effettuare rispetto ad interessi contrapposti e fra questi – specificamente – quelli dei soggetti "individuati o facilmente individuabili"…che dall’esercizio dell’accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza" (art. 22 cit., comma 1, lettera c); il successivo articolo 24 della medesima legge, che disciplina i casi di esclusione dal diritto in questione, prevede al sesto comma casi di possibile sottrazione all’accesso in via regolamentare e fra questi – al punto d) – quelli relativi a "documenti che riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario, professionale, finanziario, industriale di cui siano in concreto titolari, ancorché i relativi dati siano forniti all’Amministrazione dagli stessi soggetti a cui si riferiscono".

In via attuativa, il D.M. 4 novembre 1994, n. 757 (regolamento concernente le categorie di documenti, formati o stabilmente detenuti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale sottratti al diritto di accesso), inserisce fra tali categorie – all’art. 2, lettere b) e c) – "i documenti contenenti le richieste di intervento dell’Ispettorato del Lavoro", nonché "i documenti contenenti notizie acquisite nel corso delle attività ispettive, quando dalla loro divulgazione possano derivare azioni discriminatorie o indebite pressioni o pregiudizi a carico di lavoratori o di terzi".

In rapporto a tale quadro normativo, anche al fine di salvaguardare la genuinità delle dichiarazioni da verbalizzare in sede amministrativa, anche la giurisprudenza ha più volte confermato la sottrazione al diritto di accesso della documentazione acquisita, ad esempio, dagli ispettori del lavoro nell’ambito dell’attività di controllo loro affidata (cfr., fra le tante, Cons. St., sez. VI, 27 gennaio 1999, n. 65, e 19 novembre 1996, n. 1604).

A non diverse conclusioni si presta l’attività degli ispettori in materia scolastica, tenuto anche conto delle peculiari esigenze di tutela di soggetti minori, di cui sia stata segnalata la già compromessa serenità di rapporti con uno o più docenti, ancora in servizio nell’Istituto.

 

 

N. 05153/2012REG.PROV.COLL.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5129 del 2012, proposto dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro

La prof.ssa Rosa Lucia Morea, rappresentata e difesa dagli avvocati Michele Castellano e Francesco Paolo Bello, con domicilio eletto presso il signor Arnaldo Del Vecchio in Roma, viale Giuseppe Mazzini, 73;

per la riforma della sentenza del T.A.R. PUGLIA – BARI, SEZIONE II, n. 1077/2012, resa tra le parti, concernente diniego parziale di accesso ai documenti, relativi al trasferimento d'ufficio di un’insegnante;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Rosa Lucia Morea;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 31 luglio 2012 il Cons. Gabriella De Michele e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Di Cave e l'avv. Re, per delega dell'avv. Castellano;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

Attraverso l’atto di appello in esame (n. 5129/12, notificato il 22 giugno 2012) si contesta la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Bari, sez. II, n. 1077 del 3 maggio 2012, che non risulta notificata, con la quale è stato accolto il ricorso n. 256 del 2010 proposto dalla professoressa Rosa Lucia Morea, per l’annullamento – a norma degli articoli 22 e seguenti della legge n. 241/1990 – del parziale rigetto dell’istanza di accesso agli atti, relativi alla procedura di trasferimento d’ufficio della medesima, rigetto comunicato con nota del 2 gennaio 2012 dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e ribadito con nota n. prot. AOODRPU 210 in data 11 gennaio 2012.

In particolare, la ricorrente lamenta che gli atti del procedimento in questione siano stati rilasciati con svariati omissis, tutti relativi a circostanze rilevanti per la sua difesa, poiché riconducibili alla individuazione delle date degli episodi decisivi per l’avvio del procedimento stesso e dei nominativi delle persone che sono state ascoltate dall’ispettore nel corso del procedimento, nonché senza gli allegati, costituenti parte integrante delle relazione.

In sede di appello, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sottolinea la "mancanza di un interesse concreto ed attuale, che possa ritenersi prevalente rispetto all’esigenza di preservare l’identità di coloro che hanno reso dichiarazioni sul comportamento della docente e che potrebbero essere oggetto di possibili ritorsioni", in quanto "…in contatto, quotidianamente, con la professoressa Morea e con il potere disciplinare a quest’ultima riconosciuto dalla legge." L’attuale appellata, inoltre, non avrebbe specificato le ragioni, per le quali ritiene necessario conoscere i nomi di coloro che abbiano reso dichiarazioni nel corso dell’indagine ispettiva, mentre i fatti sostanziali contestati sarebbero comunque deducibili e, all’occorrenza, confutabili.

Ritiene la Sezione che l’appello in esame sia fondato e vada accolto.

In particolare sono condivise dal Collegio le argomentazioni da ultimo sintetizzate, circa le dichiarazioni rese da altri insegnanti, e dai genitori di alcuni allievi, di cui è stato reso noto all’interessata l’integrale contenuto, ma senza indicazione dei dati anagrafici dei soggetti dichiaranti e delle date in cui i singoli incontri si sono svolti, al fine di evitare la automatica individuazione dei nominativi dei soggetti interessati.

Il diniego dell’Amministrazione, infatti, deve essere valutato ai sensi degli articoli 24, comma 6, lettera d), della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché 2 e 3 del D.M. n. 757 del 4 novembre 1994, che esplicitamente precludono l’accesso ai documenti, la cui conoscenza possa essere causa di violazione della privacy, ma anche di pressioni o azioni pregiudizievoli da parte del destinatario delle dichiarazioni.

Come già in altre decisioni rilevato (cfr. in particolare, per il principio, Cons. St., sez. VI, n. 1842 del 22 aprile 2008), le disposizioni in materia di diritto di accesso mirano a coniugare l’esigenza della trasparenza e dell’imparzialità dell’Amministrazione – nei termini di cui all’art. 22 della citata legge n. 241/90 – con il bilanciamento da effettuare rispetto ad interessi contrapposti e fra questi – specificamente – quelli dei soggetti "individuati o facilmente individuabili"…che dall’esercizio dell’accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza" ( art. 22 cit., comma 1, lettera c); il successivo articolo 24 della medesima legge, che disciplina i casi di esclusione dal diritto in questione, prevede al sesto comma casi di possibile sottrazione all’accesso in via regolamentare e fra questi – al punto d) – quelli relativi a "documenti che riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare riferimento agli interessi epistolare, sanitario, professionale, finanziario, industriale di cui siano in concreto titolari, ancorché i relativi dati siano forniti all’Amministrazione dagli stessi soggetti a cui si riferiscono".

In via attuativa, il D.M. 4 novembre 1994, n. 757 (regolamento concernente le categorie di documenti, formati o stabilmente detenuti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale sottratti al diritto di accesso), inserisce fra tali categorie – all’art. 2, lettere b) e c) – "i documenti contenenti le richieste di intervento dell’Ispettorato del Lavoro", nonché "i documenti contenenti notizie acquisite nel corso delle attività ispettive, quando dalla loro divulgazione possano derivare azioni discriminatorie o indebite pressioni o pregiudizi a carico di lavoratori o di terzi".

In rapporto a tale quadro normativo, anche al fine di salvaguardare la genuinità delle dichiarazioni da verbalizzare in sede amministrativa, anche la giurisprudenza ha più volte confermato la sottrazione al diritto di accesso della documentazione acquisita, ad esempio, dagli ispettori del lavoro nell’ambito dell’attività di controllo loro affidata (cfr., fra le tante, Cons. St., sez. VI, 27 gennaio 1999, n. 65, e 19 novembre 1996, n. 1604).

A non diverse conclusioni si presta, ad avviso del Collegio, l’attività degli ispettori in materia scolastica, tenuto anche conto delle peculiari esigenze di tutela di soggetti minori, di cui sia stata segnalata la già compromessa serenità di rapporti con uno o più docenti, ancora in servizio nell’Istituto

E’ vero che, in via generale, le necessità difensive – riconducibili ai principi tutelati dall’art. 24 della Costituzione – sono ritenute prioritarie rispetto alla riservatezza di soggetti terzi (cfr. in tal senso Cons. St., Ad Plen. 4 febbraio 1997, n. 5) ed in tal senso il dettato normativo richiede che l’accesso sia garantito "comunque" a chi debba acquisire la conoscenza di determinati atti per la cura dei propri interessi giuridicamente protetti (art. 20, comma 7, L. n. 241/90 cit.); la medesima norma tuttavia – come successivamente modificata tra il 2001 e il 2005 (art. 22 L. n. 45/01, art. 176, c. 1, D.Lgs. n. 196/03 e art. 16 L. n. 15/05) – specifica con molta chiarezza come non bastino esigenze di difesa genericamente enunciate per garantire l’accesso, dovendo quest’ultimo corrispondere ad una effettiva necessità di tutela di interessi che si assumano lesi ed ammettendosi solo nei limiti in cui sia "strettamente indispensabile" la conoscenza di documenti, contenenti "dati sensibili e giudiziari".

Ferma restando, dunque, una possibilità di valutazione "caso per caso", che potrebbe talvolta consentire di ritenere prevalenti le esigenze difensive in questione (cfr. Cons. St., sez. VI, 29 luglio 2008, n. 3798, che ammette l’accesso al contenuto delle dichiarazioni di lavoratori agli ispettori del lavoro, ma "con modalità che escludano l’identificazione degli autori delle medesime"), non può però dirsi sussistente una generalizzata soccombenza dell’interesse pubblico all’acquisizione di ogni possibile informazione, per finalità di controllo della regolare gestione di delicate funzioni pubbliche (al cui corretto esercizio sono talvolta connessi valori, a loro volta, costituzionalmente garantiti).

Dette finalità di controllo, infatti, non potrebbero non essere compromesse dalla comprensibile reticenza dei soggetti contattati dall’organo ispettivo, ai quali non si accordasse la tutela di cui si discute; il diritto di difesa, invece, risulta comunque garantito dall’obbligo di motivazione per eventuali contestazioni, nonché dalla possibilità di ottenere accertamenti istruttori in sede giurisdizionale (accertamenti che possono essere condotti anche con piena tutela delle ricordate esigenze di riservatezza, ma con pieno accertamento dei fatti).

Nella situazione in esame, la docente interessata è stata messa in grado di conoscere fatti sufficientemente circostanziati, circa l’esistenza di plurime testimonianze su condotte reiterate, nei confronti sia degli allievi che di colleghi (per la verità, almeno questi ultimi, facilmente individuabili dall’interessata).

Nella fase istruttoria, in cui l’Amministrazione scolastica ha ravvisato gli estremi per avviare la procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale, nulla impedirebbe, per contestare i fatti stessi, la produzione di documenti e testimonianze, atti a suffragare l’insussistenza delle ragioni di incompatibilità, segnalate da altri soggetti (le cui convergenti affermazioni sono comunque note ed il cui anonimato potrebbe cessare, comunque dopo il passaggio della medesima docente ad altra sede di insegnamento).

Sotto il profilo in questione, la sezione non ravvisa ragioni per discostarsi dal contenuto (in termini) della propria sentenza 9 febbraio 2011, n. 895: nel caso di specie, l’amministrazione scolastica – sia pure con gli omissis indispensabili per non far identificare chi avesse reso le dichiarazioni - aveva consentito l’accesso alla documentazione acquisita al fine di attivare il procedimento di trasferimento d’ufficio, precisando come in quella documentazione l’istante potesse trovare ogni utile spiegazione in ordine alla pluralità degli episodi che l’avevano vista diretta protagonista, nonchè alle dichiarazioni delle persone che avevano avuto percezione diretta dei fatti, rilevanti ai fini del suo trasferimento per incompatibilità ambientale (istituto che, è bene ricordarlo, non ha finalità sanzionatorie, ma è piuttosto diretto a restituire serenità all’ambiente di lavoro in cui opera il personale dipendente, attraverso la rimozione di tutti gli ostacoli che possono incidere negativamente sul buon andamento" dell’azione amministrativa).

Quanto agli allegati, di cui pure si lamenta l’omessa esibizione, dagli scritti delle parti emerge che si tratta delle risultanze in base alle quali è stata redatta la relazione ispettiva, sicché anche quanto al loro contenuto rilevano le esigenze di riservatezza che comportano la mancata divulgazione, riguardando soggetti terzi, che potrebbero essere esposti alle negative reazioni dell’appellata.

Per le ragioni esposte e nei limiti sopra specificati, in conclusione, il Collegio ritiene che il ricorso debba essere accolto; quanto alle spese giudiziali dei due gradi, tuttavia, il Collegio stesso ne ritiene equa la compensazione, tenuto conto della delicatezza degli opposti interessi coinvolti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando, accoglie l’appello specificato in epigrafe n. 5129 del 2012 e per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso proposto in primo grado; compensa le spese giudiziali dei due gradi.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 31 luglio 2012 con l'intervento dei magistrati:

Luigi Maruotti, Presidente

Maurizio Meschino, Consigliere

Roberto Giovagnoli, Consigliere

Claudio Contessa, Consigliere

Gabriella De Michele, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 28/09/2012

 

 

 

 

 

 

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - sentenza 28 settembre 2012 n. 5132 - Pres. Baccarini, Est. Saltelli - Comune di Cave (Avv. Frascaroli) c. Fagiani (Avv.ti R. e P. Lonetti) - (conferma T.A.R Lazio - Roma, Sez. II Ter, sentenza 1° dicembre 2011, sentenza n. 9469).

Atto amministrativo - Diritto di accesso - Nei confronti degli atti di un procedimento disciplinare - Compresi gli esposti e le denunce in base ai quali il procedimento è stato attivato - Da parte del destinatario della sanzione disciplinare - Sussiste - Ragioni.

Il soggetto che subisce un procedimento di controllo o ispettivo ha un interesse qualificato a conoscere integralmente tutti i documenti utilizzati dall’Amministrazione nell’esercizio del potere di vigilanza, compresi gli esposti e le denunce che hanno determinato l’attivazione di tale potere , non ostandovi neppure il diritto alla riservatezza che non può essere invocato quando la richiesta di accesso ha ad oggetto il nome di coloro che hanno reso denunce o rapporti informativi nell’ambito di un procedimento ispettivo, giacché al predetto diritto alla riservatezza non può riconoscersi un’estensione tale da includere il diritto all’anonimato di colui che rende una dichiarazione a carico di terzi, tanto più che l’ordinamento non attribuisce valore giuridico positivo all’anonimato (fattispecie relativa a procedimento disciplinare nei confronti di un pubblico dipendente).

Ha osservato la Sez. V con la sentenza in rassegna che non può seriamente dubitarsi che la conoscenza integrale dell’esposto da cui è scaturito il procedimento disciplinare rappresenti uno strumento indispensabile per la tutela degli interessi giuridici del dipendente soggetto a procedimento disciplinare, essendo intuitivo che solo in questo modo egli potrebbe proporre eventualmente denuncia per calunnia a tutela della propria onorabilità: il che rende del tutto privi di qualsiasi fondamento giuridico i dubbi sull’uso asseritamente strumentale e ritorsivo della conoscenza dell’esposto che ha dato luogo al procedimento disciplinare in danno del dipendente stesso, non potendo ammettersi che pretese esigenze di riservatezza possano determinate un vulnus intollerabile ad un diritto fondamentale della persona, quale quello dell’onore.

Documenti collegati:

CONSIGLIO DI STATO SEZ. III, sentenza 12-7-2012,  (sulla legittimità o meno del diniego espresso dal Ministero  ordine ad una istanza di accesso avanzata, a fini difensivi, da un dipendente tendente ad ottenere copia degli atti relativi ad un procedimento ispettivo, disciplinare e di trasferimento che lo riguardano).

CONSIGLIO DI STATO SEZ. VI, sentenza 29-9-2009,  (sulla possibilità o meno per l’Autorità antitrust di limitare l’accesso ai fascicoli di ufficio per tutelare la riservatezza di altre imprese).

CONSIGLIO DI STATO SEZ. VI, sentenza 23-2-2011, (sulla illegittimità del diniego di accesso agli atti ispettivi dell’INPS nel caso in cui i documenti richiesti non siano specificamente attinenti alle dichiarazioni spontanee dei dipendenti dell’azienda rese in sede di verifica ispettiva).

CGA - SEZ. GIURISDIZIONALE, sentenza 11-5-2009, (sulla legittimità o meno del provvedimento che nega alla ditta interessata l’accesso ad una informativa antimafia sostenendo che si tratta di documento inaccessibile e di quello che comunque rilascia una copia dell’informativa coprendo con "omissis" anche dati sostanzialmente pubblici o comunque a conoscenza dell’interessato, quali sentenze di condanna o denunce presentate all’autorità giudiziaria).

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE, sentenza 17-5-2001, (sui rapporti tra la disciplina sull'accesso ex L. n. 241/90 e l'art. 15 del T.U. imp. civ. Stato).

TAR LAZIO - ROMA SEZ. III QUATER, sentenza 10-3-2011,  (sulla legittimità o meno del diniego opposto dall’INPS ad un datore di lavoro che chiedeva i verbali delle visite ispettive, motivato con la necessità di tutelare la riservatezza dei lavoratori).

N. 05132/2012 REG.PROV.COLL.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 370 del 2012, proposto da:

COMUNE DI CAVE, in persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dall'avv. Ruggero Frascaroli, con domicilio eletto presso l’avv. Ruggero Frascaroli in Roma, viale Regina Margherita, n. 46;

contro

FAGIANI MARCELLO, rappresentato e difeso dagli avv. Rossella Lonetti e Peppino Lonetti, con domicilio eletto presso l’avv. Peppino Lonetti in Roma, via Livorno, n. 42;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA, SEZIONE II TER n. 9469 del 1° dicembre 2011, resa tra le parti, concernente DINIEGO ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI RELATIVI A PROCEDIMENTO DISCIPLINARE;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Marcello Fagiani;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2012 il Cons. Carlo Saltelli e uditi per le parti gli avvocati Ruggero Frascaroli e Rossella Lonetti;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

FATTO

1. Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. II ter, con la sentenza n. 9469 del 1° dicembre 2011 ha accolto il ricorso proposto dal sig. Marcello Fagiani ed ha ordinato all’intimata amministrazione comunale di Cave l’accesso documentale richiesto mediante consegna della copia dell’esposto (che ha dato luogo al provvedimento disciplinare in danno del ricorrente), nella sua forma completa e priva di cancellatura o mascherature.

2. Con rituale e tempestivo atto di appello il Comune di Cave ha chiesto la riforma di tale sentenza, lamentando l’erroneo rigetto dell’eccezione di tardività del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, eccezione articolata sotto due diversi profili, e l’infondatezza della pretesa del ricorrente, giacché il richiesto accesso, lungi dall’essere stato negato, era stato consentito, pur contemperandolo doverosamente con l’interesse alla riservatezza dell’autore dell’esposto, non essendo necessaria ai fini della tutela del ricorrente la conoscenza delle generalità del denunciante.

L’appellato ha resistito al gravame, chiedendone il rigetto.

3. Con ordinanza n. 2100 del 13 aprile 2012 la Sezione ha ordinato il deposito del fascicolo di ufficio del giudizio di primo grado, indispensabile anche al fine della delibazione dell’eccezione di tardività del ricorso sollevata dall’amministrazione comunale di Cave.

Acquisito il fascicolo, all’udienza in camera di consiglio del 13 luglio 2012, dopo la rituale discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

4. L’appello è infondato.

4.1. Il quarto comma dell’articolo 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241, stabilisce che in caso di diniego dell’accesso, espresso o tacito, di atti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, l’interessato, in alternativa al ricorso al tribunale amministrativo regionale, può chiedere al difensore civico competente per ambito territoriale, se costituito, il riesame della determinazione di diniego; qualora il difensore civico ritenga illegittimo il diniego, ne informa il richiedente e lo comunica all’autorità disponente e se quest’ultima non emana il provvedimento confermativo motivato entro trenta giorni dal ricevimento della comunica del difensore civico, l’accesso è consentito; inoltre, se il richiedente l’accesso si sia rivolto al difensore civico, il termine per l’impugnazione del diniego, di cui al successivo comma cinque, decorre dalla data di ricevimento, da parte del richiedente, dell’esito della sua istanza al difensore civico.

Nel caso di specie, posto che non è contestato che il sig. Marcello Fagiani abbia legittimamente esercitato la facoltà di chiedere al Difensore Civico della Provincia di Roma il riesame del diniego (parziale) di accesso agli atti opposto alla sua richiesta dal Comune di Cave, quest’ultima ha sostenuto che tale facoltà sarebbe stata esercitata tardivamente e cioè con ricorso in data 10 dicembre 2010, laddove il preteso diniego, se sussistente, si sarebbe concretizzato con la conoscenza dell’atto richiesto avvenuta in data 9 novembre 2010.

Tale ricostruzione non può essere condivisa, atteso che, come emerge dagli atti di causa, se è vero che l’amministrazione di Cave comunicava l’accoglimento dell’istanza di accesso con nota prot. 13993 del 9 novembre 2010, non solo non vi è alcuna prova che la copia dell’esposto richiesto sia stata consegnata in tale data (nessun elemento contrario rilevandosi dalla lettura del ricorso di primo grado e non potendo avere alcun rilievo l’indicazione degli atti e delle relative date contenute nell’indice del foliario), per quanto tale copia dell’esposto era priva dei dati per individuare il denunciante e le sue generalità, così che in data 10 novembre 2010 l’interessato (ed il suo difensore) instava nuovamente per l’accesso al predetto documento completo delle generalità del denunciante: rispetto a tale nuova richiesta il ricorso al Difensore Civico della Provincia è del tutto rituale e tempestivo, non potendo avere alcun valore la precedente nota comunale del 9 novembre 2010 che annunciava genericamente l’accoglimento dell’istanza di accesso, consentita poi effettivamente con modalità tali da non essere utili all’effettiva tutela della posizione giuridica del ricorrente.

Sotto altro profilo, deve rilevarsi che, diversamente da quanto sostenuto dall’amministrazione comunale appellante, il termine per la proposizione del ricorso giurisdizione avverso il silenzio non poteva decorrere dalla conoscenza della nota prot. 1419 del 2 febbraio 2011, atteso che con quest’ultima l’amministrazione si era sostanzialmente limitata a comunicare al Difensore Civico le ragioni del diniego opposto all’interessato di consentire l’accesso integrale (completo cioè dei dati idonei ad individuare il denunciante) all’esposto che aveva determinato nei suoi confronti l’avvio del procedimento disciplinare, tale comunicazione non potendo integrare di per sè, ancorché diretta per conoscenza anche all’interessato ed al suo difensore, gli estremi del motivato atto confermativo del diniego.

Correttamente pertanto il ricorso è stato proposto nel termine di trenta giorni dalla comunicazione in data 1° marzo 2011, pervenuta il 7 marzo 2011, con cui il Difensore Civico ha comunicato all’interessato l’esito negativo della sollecitazione rivolta al Comune di Cave per il riesame del contestato diniego di accesso, evidenziando la possibilità di poter adire il giudice amministrativo nei successivi trenta giorni.

Sono pertanto destituiti di fondamento giuridico i primi due motivi di gravame.

4.2. Quanto al merito della questione la Sezione rileva che, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, dal quale non vi è motivo per discostarsi, il soggetto che subisce un procedimento di controllo o ispettivo ha un interesse qualificato a conoscere integralmente tutti i documenti utilizzati dall’amministrazione nell’esercizio del potere di vigilanza, compresi gli esposti e le denunce che hanno determinato l’attivazione di tale potere (C.d.S., sez. IV, 19 gennaio 2012, n. 231; sez. V, 19 maggio 2009, n. 3081), non ostandovi neppure il diritto alla riservatezza che non può essere invocato quando la richiesta di accesso ha ad oggetto il nome di coloro che hanno reso denunce o rapporti informativi nell’ambito di un procedimento ispettivo, giacché al predetto diritto alla riservatezza non può riconoscersi un’estensione tale da includere il diritto all’anonimato di colui che rende una dichiarazione a carico di terzi, tanto più che l’ordinamento non attribuisce valore giuridico positivo all’anonimato (C.d.S., sez. VI, 25 giugno 2007, n. 3601).

Non può pertanto seriamente dubitarsi che la conoscenza integrale dell’esposto rappresenti uno strumento indispensabile per la tutela degli interessi giuridici dell’appellato, essendo intuitivo che solo in questo modo egli potrebbe proporre eventualmente denuncia per calunnia a tutela della propria onorabilità: il che rende del tutto prive di qualsiasi fondamento giuridico i dubbi sull’uso asseritamente strumentale e ritorsivo della conoscenza dell’esposto che ha dato luogo al procedimento disciplinare in danno del ricorrente, non potendo ammettersi che pretese esigenze di riservatezza possano determinate un vulnus intollerabile ad un diritto fondamentale della persona, quale quello dell’onore.

Anche il terzo motivo di gravame deve essere pertanto respinto.

5. In conclusione alla stregua delle osservazioni svolte l’appello deve essere respinto.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sull’appello proposto dal Comune di Cave avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. II ter, n. 9469 del 1° dicembre 2011, lo respinge.

Condanna l’amministrazione appellante al pagamento in favore del sig. Marcello Fagiani delle spese del presente grado di giudizio che liquida complessivamente in €. 2.500,00 (duemilacinquecento).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2012 con l'intervento dei magistrati:

Stefano Baccarini, Presidente

Carlo Saltelli, Consigliere, Estensore

Nicola Gaviano, Consigliere

Fabio Franconiero, Consigliere

Carlo Schilardi, Consigliere

DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 28/09/2012


Stampa il documento

Categoria: Comune
Invia: E-mail
Sentenze
Copyright 2011 by Studio Legale Sardos Albertini Scaglia - P.Iva: 02268510233